"Dal Trentino all’Engadina"

conferenza della prof.ssa Annie Paule Quinsac
al Casinò Municipale di Arco – venerdì 28 maggio 1999

La mostra dedicata a Segantini presso la sede centrale della Cassa Rurale di Arco ha trovato una magnifica integrazione nell’intervento della prof.sa Annie Paule Quinsac, docente di Storia dell’Arte presso l’Università del South Carolina e massima esperta dell’arte segantiniana. Il suo "Segantini - Catalogo generale" rimane, e rimarrà, una pietra miliare nello studio del maestro del divisionismo, una miniera ricchissima a cui riferirsi per avere un’immagine esauriente dell’evoluzione nell’opera di Giovanni Segantini. Occorre ricordare anche un’altra sua opera «Segantini – Trent’anni di vita artistica nei carteggi inediti dell’artista e dei suoi mecenati», da cui emerge un’inedita immagine di Segantini, tessitore infaticabile di rapporti epistolari con amici, critici, mercanti e pittori. Hanno fatto gli onori di casa il Presidente della Cassa Rurale di Arco – Garda Trentino, rag. Marco Modena, ed il prof. Romano Turrini.
Nel ricordare brevemente le vicende tristi che hanno contraddistinto l’infanzia e l’adolescenza del nostro illustre concittadino, la professoressa ha rimarcato come quelle esperienze di vita abbiano, senza dubbio, segnato il suo spirito e si siano successivamente manifestate anche nelle opere più mature. Quel desiderio della luce, dell’aria, della natura, della montagna, che egli riferiva al suo essere trentino, diventerà, mitizzato, una delle motivazioni principali che ispirarono la sua opera. La sua non è stata un’arte mite, ma, come diceva D’Annunzio nel poema che ricorda la morte di Segantini, era un’arte "dolce e rude" che fa di lui un pittore unico nel panorama della fine dell’Ottocento.
Egli passa nel suo dipingere da una pittura tonale, fondata sul contrasto fra il chiaro e lo scuro, ad una pittura che si basava sulla ricerca della luce nel colore, carattere primario dell’arte moderna.
La luce per Segantini è un elemento mistico che rende possibile l’armonia che si respira nelle "componenti" i suoi quadri; la luce è la relazione, è la manifestazione del divino nel creato.
Annie Paule Quinsac ha invitato i presenti a compiere, assieme a lei, un viaggio a ritroso nell’arte di Segantini, partendo da quello che lei ha definito il suo testamento incompiuto, "Il Trittico della natura", opera pregna dei caratteri del naturalismo e del simbolismo, non contrastanti fra di loro, ma in sintonia. La professoressa ha ricordato che l’opera fu l’alternativa scelta dal maestro ad un progetto ancor più grandioso, promozionale per gli stupendi paesaggi dell’Engadina, destinato all’Esposizione universale di Parigi del 1900, e non realizzato, essenzialmente, per il venir meno dei necessari finanziamenti.
Il modo di dipingere la natura dentro la natura, applicato da Segantini era unico; egli costruiva una struttura che doveva sostenere e proteggere il cavalletto, avendo così la possibilità di rielaborare la sua opera "in fieri", in un impegno che poteva durare mesi. Segantini non rappresentava, come gli impressionisti, la natura in un determinato momento ma la coglieva nella sua evoluzione, ispirato dal suo pensiero; un luogo della mente quindi, così come un luogo reale.
Annie Paule Quinsac ha sottolineato come i grandi quadri che compongono il Trittico diano la possibilità al visitatore di calarsi, di immergersi dentro il panorama rappresentato. Nelle tre opere compaiono riferimenti precisi al paesaggio dell’Engadina, uniti ad aspetti simbolici, prime fra tutte le nuvole. Basti pensare alla grande nuvola che sovrasta il paesaggio innevato della Morte, una nuvola particolare, che raramente ci è dato di osservare in cielo, ma che l’artista ricrea come segno premonitore di un destino arrivato al suo termine. Lo stesso studio delle nuvole che si riscontra ne La raccolta del fieno, nuvole chiare e soprattutto scure che incombono sul paesaggio ove la contadina non è presenza emergente, ma fa parte di una rappresentazione armonica.
La professoressa si è soffermata poi su due opere: Le cattive madri, un dipinto, l’altro Il castigo delle lussuriose, un graffito (o uno sgraffito), che fanno parte entrambe di un ciclo in cui la pittura di Segantini riflette chiaramente le sue esperienze di vita, le sue emozioni. Opere simboliste che non vennero accolte favorevolmente dalla critica del momento, se si eccettua l’ambiente viennese della Secessione. I toni di questi due quadri insistono sul blu, sul grigio e sul bianco creando una particolare atmosfera, livida e desolata, e suscitando particolari emozioni. Queste opere furono ispirate dal poema di Illica, Nirvana, legato, si diceva, ad influenze buddiste, ma in effetti alimentato nelle sue tematiche da un’opera d’epoca medioevale.
A Savognino, nel Canton Grigioni, Segantini realizza la rappresentazione solare de La ragazza che fa la calza, uno dei suoi capolavori. Questo quadro suscita emozioni che la Quinsac definisce "tattili", con il vello delle pecore e l’erba del prato che sembra aspettino una nostra carezza. Viene in mente lo scritto del maestro: «..accarezzando con il pennello i fili d’erba, i fiori, l’animale e l’uomo». Così pure a Savognino Segantini realizzò le altre due opere su cui si è soffermata la professoressa: La portatrice d’acqua, calata entro uno scorcio che raffigura un cortile di casa, e poi Nell’ovile con la lampada che funge dal fulcro, che irradia luce tenue a delineare appena i contorni degli animali e la pastora. Mentre per il primo quadro Segantini ha dipinto a pennellate larghe, nel secondo si nota un fraseggio più minuto e quindi più vicino alla scelte divisioniste.
Lo schermo si è poi riempito della grande immagine dell’Ave Maria a trasbordo, tematica sviluppata per due volte da Segantini. È la seconda versione, quella del 1886, la migliore; Segantini la realizzò secondo le indicazioni di Vittore Grubicy che lo volle avvicinare alla tecnica del divisionismo. L’armonia, il senso di pace che regnano nel quadro, con i suoi protagonisti umani che possono essere assimilati ad una Sacra Famiglia, fa di quest’opera una delle più significative del periodo.
Annie Paule Quinsac è arrivata poi ai quadri in cui Segantini faceva uso della tecnica tonale, fondata sul contrasto fra chiari e scuri. Un gregge avanza, guidato da un pastore; se ne colgono appena i profili, delineati da una luce che sta alle loro spalle.
Singolare è poi la vicenda che accompagna l’opera A messa prima, nata originariamente con una certa intenzione narrativa e con un altro titolo: I commenti dei maligni. Nella prima "stesura" del quadro infatti Segantini aveva raffigurato una giovane donna che, accompagnata da un cagnolino, scendeva la scalinata che porta alla chiesa di Veduggio. Alle sue spalle, al culmine della scalinata, alcune figure mostrano di esprimere commenti maligni su di lei. Questa prima versione, esposta a Torino nel 1883, venne però modificata dal maestro che la giudicò forse un po’ banale; egli cancellò i protagonisti della scena, ed inserì invece la figura di un prete con la tonaca nera ed il cappello a tricorno che sale lentamente la scalinata. La professoressa Quinsac ha fatto notare come Segantini abbia modificato la reale collocazione della chiesa, operando una variazione speculare, liberando il culmine della scalinata da ogni presenza architettonica e dando quindi piena luce ad una scena che acquista così grande senso mistico: la scalinata in effetti non porta verso la chiesa, ma direttamente al cielo!
Come ultima immagine è stata presentata una natura morta, Funghi. La professoressa ha ricordato l’esperienza di Segantini come apprendista fotografo presso il fratellastro Napoleone a Borgo Valsugana; esperienza che gli deve essere servita nel catturare la realtà, così come essa si presenta, e quindi soprattutto nella realizzazione di nature morte.
E questo quadro è stato il punto di partenza per ritornare, questa volta secondo un ordine cronologico, a rivedere alcune delle opere più note di Segantini. È stata l’occasione per la professoressa Quinsac per aggiungere qualche altra considerazione o per sintetizzare quanto detto in precedenza.
Un pubblico, folto ed attento, ha seguito l’avvincente esposizione di Annie Paule Quinsac che si muoveva davanti ai grandi teli su cui erano proiettate le immagini dei quadri, dialogando quasi, vivacemente e intensamente, con le persone che nel buio della sala la stavano ad ascoltare.
Un successo quindi, che l’impegno, la scrupolosità e l’entusiasmo di chi ha organizzato la serata meritava. Si è riallacciato un rapporto con Annie Paule Quinsac che ha assicurato la sua presenza alla presentazione del volume "Arco ed il Trentino per Segantini", in occasione della Rassegna dell’Editoria gardesana che si terrà a novembre. Ancora una volta la Cassa Rurale di Arco ha offerto alla comunità un’occasione per crescere dentro; e la risposta è stata, anche questa volta, positiva.



Vietata la consultazione off-line del sito www.segantini.it
Progetto a cura dell'Associazione "Arco per Segantini".
Webmasters: Bruno e Francesco Calzà Progetto Grafico: Francesco Calzà
Ottimizzato per Internet Explorer 4.01. Si consiglia Internet Explorer 5.0
Ottimizzato per una risoluzione di 800x600 65.536 colori Caratteri: Piccoli.