Secondo il poema di Illica, la donna, nel cammino della sua redenzione, dopo aver vagato come "gelida larva con ne li occhi lacrime fatte di ghiaccio" ottiene il perdono se ascolta e dà risposta alla voce del suo grembo che la richiama al ruolo di procreatrice e di madre.

Si legge infatti nel poema Nirvana:

 

"Or ecco fuori della vallea livida/ appaion alberi! Là da ogni ramo chiama forte un'anima/ che pena ed ama; ed il silenzio è vinto e la umanissima/ voce che dice: Vieni! A me vieni, o madre! Vieni e porgimi/ il seno, la vita. Vien, madre!... Ho perdonato!... Là fantasima/ al dolce grido vola disiosa e porge al ramo tremulo/ il seno, l'anima. Oh, portento!/ Guardate! Il ramo palpita!/ Il ramo ha vita! Ecco! E il viso d'un bimbo, e il seno succhia/ avido e bacia! Poi bimbo e madre il grigio albero lascia/ cadere avvinti... Là su Nirvana irradia! Là su il figlio/ con seco tragge la perdonata Madre... I monti varcano/ le due fantasime! ... Varcan l'angoscia de le nubi e volano/ dove è Nirvana. Oh, umana questa fede che dimentica/ e che perdona".

 

Come si può osservare, Segantini ha fatto tesoro di queste notazioni poetiche, trasformandole quasi letteralmente nel graffito, versione che segue di due anni il grande olio di Vienna, purtroppo non esposto perché in pessimo stato di conservazione. La solitudine della madre viene in questa versione resa meno drammatica dalla presenza bene augurante delle figure in secondo piano, che già toccano il suolo, vicine al perdono e già rivolte al Nirvana.

 

Tratto dal Catalogo delle opere a cura di Gabriella Belli e Annie-Paule Quinsac.